Riccardo Rocchi

La corsa ai vaccini

E’ stata relativamente molto breve la corso al vaccino per Sars-CoV-2, un percorso eterogeneo che ha fornito al mondo diverse possibilità: Pfizer-Biontech, Moderna, Astrazeneca, Sputnik V, Sinovac, presto Reithera, Johnson&Johnson e molti altri.
Il primo ad arrivare è stato il vaccino russo, sviluppato dal Centro Gamaleya, è stato registrato dal Ministero della Salute russo l'11 agosto dello scorso anno, le vaccinazioni hanno avuto inizio il 5 dicembre. Sputnik V si basa su una piattaforma di vettori adenovirali umani che si è dimostrata sicura ed efficace senza effetti collaterali a lungo termine in più di 250 studi clinici condotti a livello globale negli ultimi due decenni. Il principio alla base del vaccino è l’utilizzo di un virus umano del raffreddore come “Cavallo di Troia” per trasportare all’interno dell’organismo il materiale genico di Sars-CoV-2 contente le informazioni per le proteine spike, quelle proteine che permettono l’infezione del coronavirus e verso le quali si dovrà sviluppare la risposta antigenica. Questo processo elimina completamente la possibilità di contrarre l’infezione a seguito della vaccinazione e allo stesso tempo provoca una risposta immunitaria stabile.
Stessa strategia è stata adotta da Johnson&Johnson, unica differenza la scelta del vettore adenovirale, temendo una risposta anticorpale già presente per i comuni virus umani del raffreddore ha optato per un ceppo piuttosto raro, ADV26. Il dubbio resta lecito, nel caso in cui ci siamo già anticorpi per il vettore virale esso non potrà svolgere appieno la propria funzione, verrà letteralmente neutralizzato all’ingresso non riuscendo a veicolare e stimolare una risposta specifica per le spike del coronavirus. La cinese CanSinoBio e l’asse Astrazeneca-Oxford-Irbm hanno optato dunque per un adenovirus di scimpanzè, evitando quindi il rischio sopracitato. A seguire l’italiana Reithera, conclusa da poco la sperimentazione di fase I, con la leggera differenza del primate, non scimpanzè ma gorilla. In tutti i casi i risulterebbe sufficiente la refrigerazione ordinaria, dato di non poco conto visto le problematiche sulla catena del freddo per il vaccino Pfizer-Biontech. In questo caso la piattaforma alla base è innovativa, condivisa anche da Moderna. Non viene utilizzato come nei vaccini precedenti un vettore virale a veicolare l’informazione delle spike, esse vengono somministrate autonomamente sotto forma di RNA messaggero, è il primo vaccino di questo tipo somministrato all’uomo. Vaccino, che nonostante la novità, possiamo considerare sicuro. Secondo i vertici Aifa su più di 200.000 vaccinazioni effettuate finora, le reazioni avverse riportate sono minime: solo effetti locali in una percentuale ridotta di pazienti o qualche cefalea, ma nessun effetto indesiderato grave. Nessuna reazione grave di tipo anafilattico. L’mRNA utilizzato non rimane nell’organismo, ma si degrada poco dopo la vaccinazione.
Se da un lato ci sono state quindi aziende che hanno azzardato tirando fuori l’innovazione dal cassetto, c’è qualcuno che ha preferito l’usato sicuro, come dimostrano le cinesi Sinopharm e Sinovac. Le farmaceutiche cinesi si sono basate sulla tecnologia del virus inattivato, lo stesso approccio che ha portato al primo vaccino anti-influenzale negli anni ‘30. Un virus inattivato è integro strutturalmente ma morto, da non confondere con virus attenuato, non si corre nessun rischio.
Come si evince le strategie messe in atto sono diverse e certamente questa pandemia ci ha dimostrato una cosa molto importante: la scienza, quando è messa al centro, può correre ancora più veloce!

Comparso su Agenzia Eventi